Giornale di Clinica Nefrologia e Dialisi (Jan 2014)
È Possibile Ridurre Le Complicanze Infettive Dei CVC per Dialisi? Se Sì, Come?
Abstract
Nonostante gli sforzi in atto, la percentuale di pazienti che utilizzano un catetere venoso centrale (CVC) per eseguire il trattamento emodialitico è attualmente troppo elevata e ben superiore al 10% anche in Italia. Le complicanze associate all’uso dei CVC sono numerose, ma le più temibili sono quelle infettive, responsabili di significative morbilità e mortalità. Una recente meta-analisi di Zhao ha riportato come, in termini di prevenzione delle infezioni correlate al CVC, il lock con citrato sia risultato migliore rispetto all’eparina, quando utilizzato in associazione a sostanze dotate di attività anti-microbica (gentamicina o taurolidina, per esempio) e a concentrazioni basse-moderate. Inoltre, l’utilizzo del citrato ridurrebbe gli episodi di sanguinamento, mentre non sono emerse differenze in termini di incidenza di infezioni dell’exit-site e di mantenimento della pervietà del CVC. I risultati emersi da un recente trial prospettico hanno sottolineato l’importanza di un’adeguata gestione dell’emergenza del CVC e del CVC stesso. Infatti, l’utilizzo di clorexidina al 2% per la disinfezione dell’exit-site e l’utilizzo di tamponi sterili con alcol al 70% per eseguire lo “sfregamento del CVC” permettevano di ridurre del 20% l’incidenza delle infezioni correlate al CVC, oltre a garantire una minore necessità di terapia antibiotica e una ridotta ospedalizzazione per sepsi e complicanze infettive CVC-correlate. Tuttavia, sono necessari nuovi studi e provvedimenti per poter migliorare ulteriormente la prognosi dei pazienti che utilizzano un CVC come accesso vascolare per emodialisi.
Keywords