Giornale di Clinica Nefrologia e Dialisi (Jan 2014)

È Possibile Ridurre Le Complicanze Infettive Dei CVC per Dialisi? Se Sì, Come?

  • Andrea Cavalli,
  • Giuseppe Pontoriero

DOI
https://doi.org/10.33393/gcnd.2014.869
Journal volume & issue
Vol. 26, no. 1

Abstract

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Nonostante gli sforzi in atto, la percentuale di pazienti che utilizzano un catetere venoso centrale (CVC) per eseguire il trattamento emodialitico è attualmente troppo elevata e ben superiore al 10% anche in Italia. Le complicanze associate all’uso dei CVC sono numerose, ma le più temibili sono quelle infettive, responsabili di significative morbilità e mortalità. Una recente meta-analisi di Zhao ha riportato come, in termini di prevenzione delle infezioni correlate al CVC, il lock con citrato sia risultato migliore rispetto all’eparina, quando utilizzato in associazione a sostanze dotate di attività anti-microbica (gentamicina o taurolidina, per esempio) e a concentrazioni basse-moderate. Inoltre, l’utilizzo del citrato ridurrebbe gli episodi di sanguinamento, mentre non sono emerse differenze in termini di incidenza di infezioni dell’exit-site e di mantenimento della pervietà del CVC. I risultati emersi da un recente trial prospettico hanno sottolineato l’importanza di un’adeguata gestione dell’emergenza del CVC e del CVC stesso. Infatti, l’utilizzo di clorexidina al 2% per la disinfezione dell’exit-site e l’utilizzo di tamponi sterili con alcol al 70% per eseguire lo “sfregamento del CVC” permettevano di ridurre del 20% l’incidenza delle infezioni correlate al CVC, oltre a garantire una minore necessità di terapia antibiotica e una ridotta ospedalizzazione per sepsi e complicanze infettive CVC-correlate. Tuttavia, sono necessari nuovi studi e provvedimenti per poter migliorare ulteriormente la prognosi dei pazienti che utilizzano un CVC come accesso vascolare per emodialisi.

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